Forse non avevo posto troppa attenzione alla musica di Vic Chesnutt, di sicuro non era il momento giusto per godere di questi suoni, forse era il clima o semplicemente l’attenzione in un estate senza troppa voglia di soffermarsi a pensare.

Ma la musica che ami è come una persona a cui sei legato e lo sarai sempre, rispunta prima o poi quando meno te lo aspetti, torna a farti innamorare, a inebriarti o a ricordarti momenti belli o tristi, gioiosi o malinconici. Sì perchè North Star Deserter (2007, Constellation) non è neanche finito che è già nella scatolone della musica unica, mia, intoccabile, cose del cuore forse. Vibrante e tesa in malinconia, forza a tinte scure, delicata e sospesa la voce di Vic fra chitarre semplici e spunti estremi dilatati nella lentezza dei pensieri e delle giornate. Perchè sono suoni dell’anima, profondi e unici come le sensazioni che l’uomo prova nella sua vita, delicate come un campo di fiori o dissonanti e rumorose come un temporale, a tratti distanti come l’incomunicabilità, tutte terribilmente umane e per questo nostre.

Perchè il cantautorato americano tocca le corde profonde, come il folk, come tutto ciò che viene da una chitarra e una voce in inglese che ha voglia di raccontare la vita, i suoi attimi e le sue sospensioni, le sue gioie e le sue lente riprese, il sole e i colori che percepiamo, la felicità e l’odio, l’imcomprensione e l’amore.. e io amo perdermi in tutto ciò, nella voce di Vic e nel suono di una chitarra a tratti lontana, a tratti vicina.