night time stories. 


La House indefinibile, potente, senza limiti ne barriere, esplosiva, colorata. Robert Owens è da sempre una voce, un anima di tutto ciò, uno che la House ha contribuito a renderla paradiso, inferno, apoteosi sensitiva. Nelle tenebre di un elettronica sempre più clichè la luce del suono che fu leggenda, l’immortalità.
Perchè è questo che rappresenta “Night Time Stories” (2008, Compost) nuovo disco di Owens uscito dopo anni di relativo silenzio passati a curare la propria libreria, quando la House sentiva i propri discepoli perdere la strada ci ha inviato ancora una volta un pastore a ricondurci nel gregge. Nella noia del suono minimale (da cui si salvano pochi e sparuti produttori) il ritorno delle sonorità storiche, delle vocali tremendamente chicago, dei sintetizzatori urlanti e avvolgenti nell’eterno rito tribale che da sempre ha reso la house americana adrenalina pura.
Perchè dall’intro all’outro e forza pura che si materializza in brani di ampio respiro dall’appeal unico su cui trionfa un immensa New World capace di iniziare con una cassa micidiale e poi lanciare lo spirito nell’immensità di un ora avvolgente come da molto tempo non capitava di sentire su un disco. La mano della vecchia scuola si destreggia inimitabile come la bacchetta di uno stregone, il disco suona fresco quanto aggressivo; se con “No Politics” Quentin Harris aveva messo i paletti del nuovo sound di NY questo “Night Time Stories” è il regalo di Owens al mondo, una luce mai così importante.