
Ricomporre. Questo il compito dato dalla Deutsche Grammophon a Carl Craig e Moritz Von Oswald.
Ricomporre alcune parti del repertorio di Maurice Ravel e Modest Mussorgsky adattandole al proprio gusto e al proprio stile musicale.
Un operazione difficile, un probabile passo falso se non fosse per la caratura dei personaggi in gioco; uno che ha disegnato capolavori in grado di rendere molto labile il confine fra techno e musica altra, l’altro ai comandi in un progetto fondamentale per l’elettronica europea come Basic Channel (insieme a Mark Ernestus).
Quel che ne esce è un disco che conferma ancora una volta come a distanza di un decennio la luce rappresentata da certi artisti è ancora necessaria e più viva che mai, un tributo a un genere che quando sembra aver smesso di pulsare ritorna di prepotenza a ricordare la sua importanza. In un momento in cui la scena dei club è dominata dal minimalismo più rozzo e inanimato non è cosa da poco.
Perchè se l’intro apparare come una banale mestiere Detroit quello che viene dopo è un inno, un inno continuo a una musica che non ha mai conosciuto barriere. Una techno che infiamma i dancefloor come flirta con l’avanguardia e la musica classica senza mai perdere la sua anima di contaminazione.
Contaminazione che se una volta era fra il pop robotico dei Kraftwerk e le follie funk di George Clinton ora è fra i ricercati beats di Von Oswald e Craig uniti al suono dell’orchestra di Von Karajan. Cambiano gli addendi ma il risultato non cambia, la musica è grande ed è sempre protagonista. Un disco per chi ama.