La festa degli italiani. 

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La festa della liberazione mi è di difficile comprensione, sarò stupido e insensibile ma davvero ogni anno è un punto di domanda e più di un conato di vomito quando vedo certe persone dire le solite e fruste cose che puntualmente ogni giorno tradiscono sputtanando ogni tipo di valore politico e sociale.

Onore a chi ha messo a repentaglio la propria vita per le proprie idee e per un Italia, forse, migliore. Onore per quel preciso momento perchè dopo non so di quanto onore si siano ricoperti.
Onore a chi ha redatto, per una volta in maniera comune, un documento di altissimo livello civile.

Fatto sta che festeggiamo le tombe e i monumenti in un paese allo sbaraglio, fatto sta che onoriamo i morti quando i vivi hanno bisogno di un paese mai veramente creato. Festeggiamo una liberazione, festeggiamo una costituzione e una bandiera che paradossalmente non rappresenta nulla se non un entità territoriale creata da una casata regnante e profondamente lacerata al suo interno sotto molteplici aspetti. Con la carta costituente non ci si fa nulla se non è applicata, se da essa non si crea una nazione e non si appianano le diversità; tutto questo non è stato fatto, l’Italia sostanzialmente non esiste. Io delle bandiere e degli eserciti, dei nazionalismi e delle salme non me ne faccio nulla.
Siamo un paese unito? Io non credo. Troppe le molteplici differenze che dividono il settentrione dal meridione, troppo profondo il divario di mentalità e il sentirsi parte di entità profondamene separate e troppo il malessere che muove per diversi motivi il nord e il sud contro uno stato centrale da sempre incapace di dare risposte profonde in grado di appianare divergenze e squilibri. Bando alle ipocrisie e alle accuse di leghismo, chi ha l’onestà di voler vedere sa benissimo che in questo paese convivono due stati molto diversi fra loro. Questa Italia non è unita, lo è nominalmente ma non nei fatti; un paese unito viaggia mediamente alla stessa velocità.
Siamo politicamente uniti? Non mi sembra. Perchè è giusto ricordare che la parentesi costituente è giusto una parentesi, una parentesi in un clima da guerra civile permanente che ha coinvolto il nostro paese per almeno tre decenni dopo la fine della guerra. Come si può parlare della libera come “nuovo risorgimento” (anch’esso comunque squassato da profonde divisioni) se all’indomani della guerra ci si scannava come cani per le prime elezioni repubblicane? Quale unità è stata quella data dal blocco comunista e democristiano in continuo contrasto e odio fra loro? Un unità garantita e obbligata dalla potenza americana e dalla guerra fredda, un unità che in realtà non è mai esistita e non si è mai voluto creare. Tuttora sotto la cenere del bipartitismo e del rinnovamento covano le braci di divisioni con cui nessuno ha mai voluto fare i conti e che non si sono mai realmente sopite, le menti sono molto più divise di quanto ci vogliono far credere.

La sola unità che vedo è quella del continuo vilipendio delle istituzioni e del non rispetto del cittadino, del codice etico e delle regole che dovrebbero regolare la vita comune in una democrazia liberale. Siamo uniti e sulla stessa barca solo quando si tratta di malaffare o di mondiali, siamo insieme solo quando dobbiamo dar manforte a un sistema che ci ha ucciso per cinque decenni e che tuttora ci sta uccidendo togliendoci l’aria e ogni prospettiva di riscatto. Usiamo la parola libertà come un orpello per le feste nazionali, i comizi a favore delle guerre o le più fruste e inutili battaglie ideologiche; quando realmente la nostra libertà viene messa a repentaglio pensiamo ad altro e stiamo zitti, ce ne freghiamo beatamente. Anzi, ci facciamo muovere come insignificanti pedine in un sistema di potere condiviso che risulta allo stesso tempo chiaro ma platealmente ignorato dalla popolazione ormai narcotizzata e priva di ogni concenzione di stato o di vita comune.

Ci hanno riempito la testa di cose inutili, di orpelli a una vita che dovrebbe trovare nella semplicità di quattro o cinque valori la sua ragion d’essere e invece viviamo alienati in modi di fare e di essere che non hanno ragione di esistere. Anteponiamo le cose inutili a quelle utili, crediamo più importanti cose futili su valori saldi. Valori che puntualmente tradiamo in nome delle più bieche e inutili stronzate diventando manipolabili come bambole. Non ce ne frega nulla di nulla, non esistiamo come non esiste il nostro paese. Liberatevi, teste di cazzo.